sabato 13 dicembre 2014

Carlo Scarpa a Quero

Carlo Alberto Scarpa nacque il 2 giugno 1906 a Venezia, dove tornò nel 1919, dopo aver trascorso l'infanzia a Vicenza, per studiare presso l'Accademia di Belle Arti, ambiente in cui conobbe l'architetto anconitano Guido Cirilli il veneziano Vincenzo Rinaldo, di cui divenne assistente e del quale nel 1934 sposò la nipote Onorina Lazzari detta Nini
E proprio Venezia è l'ambiente in cui ci si immagina il maestro Carlo Scarpa nelle attività professionali e private.
Eppure vi è un piccolo paese della pedemontana veneta a cui Scarpa era particolarmente legato per la presenza di parenti ed amici.
Si tratta di Quero, piccolo comune in provincia di Belluno nella parte meridionale dell'area feltrina.
Proprio in questo comune la moglie e le due cognate  Beatrice (Bice) e Gina erano solite trascorrere le vacanze estive.
Questo intreccio di parentele e frequentazioni legava Carlo Scarpa e la sua famiglia a Quero, incantevole luogo a cui era particolarmente affezionato. 
Proprio le sue frequentazioni gli hanno concesso di realizzare alcuni lavori in paese, alcuni completati, altri mai realizzati.

Saranno il racconto e le immagini d'epoca del signor Marcello Meneghin e delle sue frequentazioni con la famiglia Scarpa, integrate con alcune mie fotografie, ad accompagnarci tra le opere progettate e realizzate da Carlo Scarpa in quel di Quero.


Il bambino sulla bicicletta di Franco Corrà è Tobia Scarpa figlio dell'Architetto Scarpa ed anche egli oggi grande architetto.Sulla destra figura l'autore Marcello Meneghin con il fratello Italo, mentre sulla sinistra Nino e Maria Pia fratelli di Franco e miei cugini


In quest'anno di grazia 2006 si sta svolgendo in molte parti d'Italia la celebrazione del centenario della nascita del grande Carlo Scarpa. E' da ricordare come tale illustre personaggio amasse particolarmente Quero dove egli aveva trascorso lunghi periodi di vacanza e dove risiedevano stabilmente, anche prima della guerra, alcuni suoi parenti. Io ho avuto la fortuna di conoscerlo e, addirittura, di essere suo ospite negli anni 39-40 a Venezia nella bellissima casa di Rio Marin dove frequentavo sopratutto il figlio Tobia, oggi anch'egli grande architetto. Difficile descrivere le sensazioni provate, ragazzino che stava trascorrendo la sua gioventù in un paesino di montagna privo di tutto com'era Quero in quegli anni, nel trovarmi in una città come Venezia e per giunta nella casa di un grande artista frequentata costantemente da molti altri personaggi celebri dai quali Scarpa amava farsi circondare per discutere di cose per me incomprensibili ma che sentivo essere importanti e comunque tutt'altra cosa rispetto a quello che potevo apprendere a Quero dove, al massimo, si parlava del raccolto dei campi o del numero di pulcini che la chioccia stava covando. Da notare come lo studio dove lavoravano Scarpa e tutti gli altri era lo stesso grande soggiorno dove si trovava, accanto ai tavoli da disegno, la zona pranzo e il salotto con le poltrone e dove trascorrevamo molto tempo, a stretto contatto con i suddetti, anche io e Tobia. 

La vita di quel genio che era il grande Carlo Scarpa è costellata, oltre che dalla bellezza ed originalità delle sue opere, anche dal suo modo altrettanto originale di condurla, disinteressato com'era per il denaro e per tutto ciò che la gente poteva dire sul suo, alle volte bizzarro, modo di comportarsi. Una volta il grande Scarpa volle accompagnare me e Tobia a fare un giro per la laguna veneta. Presa a nolo una gondola girammo per molto tempo con il natante manovrato da lui stesso con vera maestria. Mi rimase impressa l'immagine di questo personaggio, che io non sapevo sarebbe diventato così famoso, con la sua caratteristica barba e tutto sudato sotto il sole ma soddisfatto di percorrere la Venezia che amava tanto alla guida di un'imbarcazione così difficile da condurre come la gondola! Quando dovevamo girare un angolo del canale privo di visibilità dava in perfetto dialetto veneziano il grido: hoe pope! 

Non sapevo allora che molti anni dopo sarei tornato nella sua casa per constatare, su incarico della Sig.ra Gina, zia di Tobia, lo stato disastroso in cui si trovava. Era, infatti, accaduto che il grande architetto un giorno avesse detto alla moglie: "Andiamo per un po' di tempo ad abitare in un albergo di Asolo perché voglio effettuare il restauro della casa". Da quel giorno passarono diversi anni senza che l'abitazione non fosse nemmeno aperta da qualcuno. Fu poi occupata da gruppi di giovani contestatori che ne fecero la loro sede distruggendo tutto ciò che vi si trovava. Il sopralluogo mi portò a lunghe riflessioni su quanto la casa precedentemente rappresentava per le sue caratteristiche costitutive davvero eccezionali, per il mobilio e per gli accessori, le stoviglie tutte di ottima fattura. Ricordo in particolare la gabbia scale con ampie pareti in vetro che, essendo posta al centro della casa, costituiva il disimpegno di tutte le stanze le quali, girandovi attorno, erano assolutamente prive di porte. Ricordo i molti oggetti in vetro di Murano che facevano mostra di sè in ogni stanza e che costituivano altrettanti pezzi unici creati per prova dal grande Scarpa quando progettava per le vetrerie di quel centro. Tutto questo era perduto, distrutto ma ciò non rappresentava alcun problema per il grande Scarpa il cui interesse era rivolto, come accade a tutti i geni come lui, in tutt'altre direzioni.

A Quero in Via Roma abitava la Sig.ra Gina, cognata di Scarpa la quale quando m'incontrava, si divertiva a raccontarmi, oltre ad episodi legati al grande successo che le sue opere stavano riscuotendo in tutto il mondo, anche le ultime curiose novità che lo riguardavano. Una volta mi disse che aveva dovuto spedire in tutta fretta dei soldi perché il famoso personaggio, andato in Giappone per ritirare un cospicuo premio in denaro da lui vinto per un lavoro lì eseguito, non aveva nemmeno il necessario per il viaggio di ritorno avendo visto un'opera d'arte così bella che non aveva potuto evitare di portarsela a casa offrendo in cambio tutto il capitale che aveva con sé.

In anni relativamente recenti, il grande Carlo Scarpa soleva farsi fare dei vestiti da Gigi, il bravo sarto di Quero per il quale ha anche progettato tre bellissime casette poste lungo la Via Giovanni XXIII e citate in molti testi di architettura ma che, per banali questioni burocratiche, non si sono potute costruire. Scarpa aveva anche iniziato la progettazione della casa di abitazione di Gigi sita in Via Roma all'incrocio con la Via Cimitero, ma non poté portare a compimento l'incarico per la sua improvvisa morte accaduta in Giappone per un banale incidente. A Gigi, che ritardava nello svolgere il lavoro commissionatogli diceva: "Coprimi se vuoi che ti copra". Una volta gli ordinò un paltò grigio in cachemire che voleva esattamente uguale al campione che gli aveva, a tale scopo, consegnato. Quando Gigi gli consegnò il paltò finito, Scarpa lo tenne piegato sul braccio destro mentre in quello sinistro teneva, piegato in maniera analoga, quello da copiare. Gettati, con un unico gesto, i due paltò sulla spalliera di due poltrone uguali tra loro, disse a Gigi: i due paltò non sono identici, vedi che non cadono sulle due poltrone in modo identico!
Il padre di Gigi il sarto di Scarpa (secondo da sinistra) assieme ad amici queresi
Il grande Scarpa fece un'altro lavoro a Quero: il progetto di restauro della casa di Sandro posta sempre in Via Roma all'incrocio con Via Giovanni XXIII. Una cosa curiosa consiste nel fatto che il grande progettista autore di opere meravigliose oggi noto in tutto il mondo, allora, non possedendo, di fatto, un titolo di studio e l'iscrizione al relativo albo professionale, non poteva firmare alcun progetto nemmeno di scarsa rilevanza come quelli in argomento. A causa di questa circostanza aveva avuto, in precedenza, grossi problemi ed era anche stato citato in giudizio da qualche imbecille professionista che evidentemente era geloso del suo straordinario successo. Egli poteva disporre di mille personaggi, anche importanti, pronti a sottoscrivere le sue opere ma quella volta, conoscendomi, chiese a mè se, come geometra professionista di Quero, volessi firmare il suo lavoro che, in tal caso, sarebbe diventato, ufficialmente, un mio lavoro. A me questo fatto sembrò veramente assurdo e non me la sentii di farlo. Mi sembrava inammissibile che un grande come lui dovesse ricorrere ad una formica come il sottoscritto e, con immenso dispiacere, rifiutai, spiegando, con grande difficoltà, le mie ragioni che penso siano state capite. Io non sono a conoscenza chi abbia firmato quel progetto e so soltanto che la casa è compresa tra alcuni cataloghi delle opere del grande Scarpa come pure vi figurano le tre casette di Gigi e la pietra tombale i cui dirò più avanti.
La casa poco sopra citata dal signor Marcello Meneghin come da lui descritto è effettivamente compresa nei principali cataloghi delle opere di Carlo Scarpa sotto il nome di Casa Curto.
Il progetto dell'opera residenziale ex-novo realizzata a Quero in Via Roma su commissione di Alessandro Curto, viene datato 1976-1978.

Casa Curto . Quero BL . foto di giorgio de luca

Casa Curto . Quero BL . foto di giorgio de luca

Casa Curto . Quero BL . foto di giorgio de luca

Casa Curto . Quero BL . foto di giorgio de luca

Casa Curto . Quero BL . foto di giorgio de luca

Casa Curto . Quero BL . foto di giorgio de luca

Casa Curto . Quero BL . foto di giorgio de luca

Casa Curto . Quero BL . foto di giorgio de luca
  
Casa Curto . Quero BL . foto di giorgio de luca

Casa Curto . Quero BL . foto di giorgio de luca
  
Casa Curto . Quero BL . foto di giorgio de luca


Un bel giorno gli venne finalmente concessa, per i suoi grandi meriti e capacità, la laurea in architettura "honoris causa" colmando una grave lacuna e dandogli la possibilità di fregiarsi ufficialmente del titolo di architetto. L'assurdità di quanto vado raccontando ha allora raggiunto il suo apice: il Grande Scarpa non poté mai realizzare questo sogno in quanto, immediatamente dopo quel riconoscimento da lui tanto atteso, per un banale incidente occorsogli in estremo oriente dove era stato chiamato per un lavoro, perse la vita.
Ora è seppellito nei pressi di Asolo, a San Vito d'Altivole, vicino a quel capolavoro da lui ideato e diretto che è il Cimitero Brion elogiato in molti libri e riviste di architettura. Ma anche nel cimitero di Quero si trova un'opera molto bella del grande Scarpa. E' una pietra che copre la tomba dove riposa la madre della Sig.ra Gina suddetta.
 Essa si distingue da tutte le altre per l'originalità e la purezza di linee. Attualmente è in cattivo stato di manutenzione e, se qualcuno non provvede al suo restauro, Quero finirà per perdere un'opera che figura tra quelle che sono entrate nella storia dell'architettura.

Tomba Rinaldo Lazzari . Quero BL . foto di giorgio de luca

Bice Lazzari, poetessa e celebre pittrice ha scelto di essere sepolta a Quero nel monumento funebre delle famiglie Rinaldo e Lazzari, progettato dal cognato e architetto Carlo Scarpa, mentre la targa venne realizzata dal nipote Bruno Filippo Lapadula.


Tomba Rinaldo Lazzari . Quero BL . foto di giorgio de luca

Tomba Rinaldo Lazzari . Quero BL . foto di giorgio de luca

Tomba Rinaldo Lazzari . Quero BL . foto di giorgio de luca

Tomba Rinaldo Lazzari . Quero BL . foto di giorgio de luca

Ringrazio il signor Marcello Meneghin per la cortesia e la disponibilità a farmi pubblicare qui i suoi ricordi ed i suoi racconti su Carlo Scarpa, già contenuti nel suo sito web.