giovedì 12 marzo 2015

Il viaggio può anche esser quello che osservi stando fermo. Un viaggio tra architettura, pittura e calligrafia con l'architetto e artista Bruno Gripari.

A volte nel nostro cammino ci troviamo ad incontrare persone nuove, le cui strade si intrecciano con le nostre, in maniera improvvisa.
E questa volta lungo la strada è capitato di incrociare Bruno Gripari, architetto ed artista, da scoprire e riscoprire ogni giorno per le sue qualità e la sua arte che spazia dalla pittura alla calligrafia. Opere ispirate per lo più all’antica arte dell’Asia Centrale e realizzate tra Italia, Francia ed Asia Centrale.
Le sue qualità lo portano a partecipare già in giovane età nel 1976 alla Biennale di Venezia, sezione Architettura, e successivamente a far viaggiare le proprie opere in Europa e Asia Centrale. Bruno Gripari é il primo calligrafo occidentale ad esporre in Mongolia, su invito ufficiale del Ministero della Cultura e dello Zanabazar Fine Arts Museum di Ulaanbaatar, attivando una missione scientifico-artistica in quei territori (2004). Collabora inoltre a meeting ed eventi internazionali di calligrafia e d’arte e con diversi Istituti, Musei e Fondazioni oltre a cooperare con numerosi e qualificati architetti, antropologi, orientalisti, calligrafi, stilisti e compositori.
Io e Bruno viviamo distanti, in paesi diversi, ma a volte le distanze vengono superate, e ci si ritrova estremamente vicini nonostante la lontananza.

gdl Caro Bruno, l’inizio di questo incontro potrebbe partire da lontano. C’era una volta un bambino di sei anni che praticava la calligrafia… La calligrafia è un po’ inusuale come gioco, non credi? Era davvero un gioco o cos’altro?
BG Ricordo, a cinque, sei anni, avevo un cattere timido e solitario; intimorito da tutto, mettevo una barriera fra me e gli altri, ricorrendo all’interiorità. Rimanevo solo, a scrivere con l’acqua, un secchio, dei pennelli, su un suolo di cemento, all’aperto. Che dire di quello scrivere? Non eran certo le lettere del nostro alfabeto latino; piuttosto pittogrammi e ideogrammi, ricordo bene. Questo “esercizio” continuerà per molti anni, sui quaderni di carta, con pennini e calamai, a china nera, tutto materiale che mio padre aveva nel cassetto. Sarà il prodromo di quello che eseguo a tutt’oggi.

Spiegamento di stendardi in sete laccate e oro, 1992-6, sospesi nel Canale del Mis - BL.
foto di Paolo Villatore

gdl Per molti la calligrafia è un arte sconosciuta o quasi. Pensiamo banalmente al saper scrivere bene, in una forma leggibile e gradevole alla vista. Ma non è questa la calligrafia che intendi tu. Ci spieghi il tuo intendere la calligrafia?
BG La calligrafia opera un trasferimento vivo ed animato di uno scritto, un frammento, una lettera, un fonéma, un testo, ed altro, che sia o non codificato, conosciuto, leggibile. Per certi versi trasferisce il vissuto dell’autore (degli autori!), del suo tempo, di quelle culture, appoggiandosi ad un sistema di scrittura che contiene e descrive un mondo assai vasto. Come in altri domini, in questo il calligrafo risponde alla necessità di investire tutti i sensi del lettore: la calligrafia deve toccare, esser musicale, produrre profumi, aver lunghezza d’onda e frequenza. Tutto cio’ attraverso tratto, segno, inclinazione, composizione, forme e dimensioni, proporzioni, colori, movimenti e volume, e molto altro. Affinché uno scritto possa esser ben letto e recepito dalla coscienza del lettore, questo deve generare una atmosfera adatta, e cio’ vien chiamato “campo magnetico” per convenzione. Mi piace pensar alla maniera di un grande saggio, Eugenio Ghersi, che diceva “tutte le manifestazioni dell’universo son racchiuse o descritte da linee curve a spessore variabile....”.

Grande stendardo in sete laccate e oro, cm 400x160, 1996-7 per lo spiegamento di stendardi sulle torri di Monteriggioni-SI, 1997; per San Terenzo-SP, 1998; per altri eventi, fra i quali le esecuzioni della Missa Populi di Giusto Pio e per LE VIE DELl'ORO, 2000.

gdl Ai tempi dell’università hai scelto la facoltà di architettura. È chiaro che si tratta della prosecuzione di un percorso artistico. Cosa ti ha spinto a scegliere questa facoltà e quale è il legame tra questa e le altre discipline artistiche? Quale è il filo che le tiene unite?
BG L’Architettura, ad un certo punto, risultava esser il campo più prossimo al mio carattere. Ma una volta iscritto, lasciati passar molti esami e del tempo, non riuscivo a trovare un senso, o il senso globale del far Architettura. Ero convinto della validità del principio vitruviano (Firmitas, Utilitas, Venustas), ma poi? Ricordo lezioni, esami ed avventure varie, ma anche la lettura (il legger per scoprire l’esperienza umana) era un buon motivo e una sorgente d’ispirazione.  Seguendo un po’ i consigli delle persone a me prossime e l’intuizione personale, mi son avvicinato a quei testi d’esperienza umana che mi legano al mio far arte e in generale all’Architettura dell’Arte, se così si può dire.
E così, di riferimento in riferimento, con una certa fortuna, son arrivato ad un autore (ma non é il solo, é il primo), vivente, che mi interessava molto, a tal punto che, seguendolo ad una conferenza alla quale partecipavo, iniziavo con lui una collaborazione nel dominio dell’Architettura, che mi portava poi a presentar una prima tesi di laurea allo IUAV di Venezia nel 1981, sui “campi magnetici in architettura”.

gdl Fin dai primi tempi hai partecipato a grandi esposizioni e allestimenti, partendo in giovane età già dalla Biennale di Venezia, un bel trampolino di lancio.
BG L’esperienza della Biennale di Venezia del 1976 (prima biennale di Architettura) si situa all’inizio dell’iter di studio, nell’ambito di un corso di Scenografia allo IUAV, dunque di un’altra arte legata all’Architettura. È un’esperienza che condivido con un gruppo di studenti col quale opero, gruppo che mi ha molto formato ed aiutato ad avanzare.  Ci pensi, Giorgio, é lì che abbiam conosciuto Carlo Scarpa, Giuseppe Samonà, Emilio Vedova.

gdl E ora che sei diventato grande come convivono architettura, calligrafia e pittura? Eserciti la professione di architetto o l’arte ti occupa completamente?
BG Uscito fresco dagli studi dello IUAV, ho cominciato ad insegnare nella scuola, continuando con pittura e calligrafia, che sono complementari di Storia dell’Arte e Disegno Professionale. L’architettura resta una passione, anche se mi accorgo che la parte fondamentale del mio fare é d’investire, immaginare, progettare, costruire dei microcosmi (delle architetture) di contestualizzazione, dove le opere si collocano. Così hanno un secondo senso, in un insieme. Progettare dunque dei contenitori-volumi, o recinti, che generino quelle qualità portanti che, investendo il visitatore, gli aprano una via dell’oro, un corridoio/dromos di luce (di chiarezza, di senso, di significato...). Il visitatore (il fruitore) si sentirà il benvenuto in uno spazio protetto, un luogo geografico (o non), felice e ricco, un luogo di pretesto alla visita, un luogo per far cultura, un luogo complice, per trovar sé stessi, altro, altri.

Spiegamento di grandi stendardi in sete laccate e oro sulle torri di Monteriggioni-SI, 1997.
Grazie al team Sportmarket – Cornuda . TV

Spiegamento di grandi stendardi in sete laccate e oro all'interno del recinto sacro dell'Erdene Zuu Khiid,
a Kharkhorin, MNG 2004; durante la Missione scientifico-artistica Mongolia 2004.
Grazie a David Bellatalla, Oyuntegh Norovtseren, Mirko Sernagiotto

gdl Sei riconosciuto come uno dei migliori calligrafi, anche dai maestri orientali. Come è maturato il tuo rapporto con questa disciplina e quali le affinità con l’Asia Centrale?
BG In quella parte dell’Asia Centrale, esser riconosciuto dai calligrafi di Mongolia significa prima di tutto che ti scrivono in calligrafia il titolo su carta col tuo nome “tu appartieni alla terra blu del cielo”, cioè tu appartieni alla loro terra, la Mongolia.
Questo legame che hai con una certa vastità di cui non conosci che la vertigine orizzontale, é come innato. Ogni volta che eseguo sia un rituale calligrafico in pubblico, sia che io lacchi una superficie, tutto cio’ é per me prima di tutto automatico, e mi par d’andar oltre quelle superfici, verso le vastità. Da sempre. Chi viene da una cultura nomadica o antica, credo senta questa azione come medicale, terapeutica, che produce bene, che é armonica e che ristabilisce la salute. Tutte le arti in quei luoghi, per quelle genti, sono considerate principalmente medicina e terapia, e cosi’ le chiamano infatti.
Comunque, non so se sono fra i migliori calligrafi, questo sentimento non mi appartiene, e nemmeno a loro. È sempre con gioia e reverenza che penso a questi colleghi calligrafi, cosi’ anche a tante altre persone che mi hanno permesso di viaggiare verso coloro che mi sostengono. La lista é lunga. Sono io che ringrazio i presenti: un visitatore in studio, un interlocutore come te in Skype, un partecipante ad un rituale all’aperto. Succede che il ringraziamento lo faccio all’inizio, così non abbiamo l’obbligo di far applausi.

Durante la realizzazione dei grandi stendardi in sete laccate e oro per l'evento di Monteriggioni-SI; 1996-7.

gdl Sei sicuramente un cittadino del mondo, che si sposta, viaggia tra Italia, Francia, Asia Centrale e non solo. È ipotizzabile che il viaggio faccia parte del tuo intimo essere? Quanto l’incontro con le altre culture ti offre in termini di crescita culturale ed artistica? E quanto incide sul tuo operare e sulle tue opere?
BG Si, il viaggio, il percorso, la via o le vie dell’oro, alchimie rituali dove si va e si ritorna più volte, come mezzi per accedere ad obiettivi veri, alti, liberi o liberati: obiettivi per l’uomo. Il viaggio può anche esser quello che osservi stando fermo; é il viaggio dell’altro che incontra te e la tua tappa. Tu gli dai il benvenuto, confermi che hai bisogno di lui, quasi tu lo aspettassi. È un momento di mutuo soccorso, come questo che stiamo vivendo noi due ora; ci siamo trasferiti temporaneamente in queste righe. Non mi manca certo l’opportunità di considerare il viaggio come qualcosa di più tecnico, con una logistica, con altri, con legami di comunione ed intenti. Un vero caricabatterie!

Copertina del catalogo "Le vie dell'oro", 2000, Caerano San Marco-TV / Fondazione Villa Benzi-Zecchini.
Grazie a Mirko Sernagiotto


gdl Dopo aver parlato dell’aspetto umano, visto l’aspetto materico e plastico della calligrafia, della pittura e delle tue opere, mi piacerebbe sapere quale è il tuo rapporto con i materiali.
BG Materiale e manufatto (prodotto, oggetto, superficie, ...) son indissociabili. Posso pensar ad uno stendardo come ad una superficie che vive nell’aria, che anima ed é animata, che riflette cielo e terra; un portale di benvenuto, d’invocazione e benevolenza, di presenza e di presentazione del clan, del gruppo, della famiglia. Con queste premesse, quali materiali usare, e come?
Se penso ad una calligrafia, il pensiero va al libro, una struttura fatta di sequenze ordinate; nastri che portano le lettere, le parole, e il testo si dispiega. Anche qui, per i materiali, si apre un altro e vasto mondo...



gdl Hai alle spalle, o per dirla con una metafora, nello zaino, quasi 50 anni di esperienza. Quali strade ti stai preparando a percorrere? Cosa devi mettere ancora nello zaino per continuare il tuo viaggio?
BG Sto attualmente riconsiderando molti elementi. Il sostegno che ho da parte di molti, primo fra tutti l’amico fraterno David Bellatalla, mi porta nel vivo dei riti, che sono i gesti dei miti, dunque la storia e il senso di noi stessi.

gdl Che dire, grazie Bruno. Ci si rincontrerà, in giro per il mondo!

BG Questo di sicuro, pensa che occasione e che fortuna! ...

Ritratto durante l'evento "Maia, stendardi di luce", presso Villa Benzi-Zecchini, Caerano San Marco-TV;
sulle musiche di Bebobestmusic.
Grazie a Mirko Sernagiotto.
foto di Diego Landi